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Link interrotti: cosa sono e come trovare e correggere i broken link

  • 19 minuti di lettura
  • Team Hostragons
Link interrotti: cosa sono e come trovare e correggere i broken link

Un link interrotto, spesso chiamato anche broken link, è un collegamento cliccabile presente in una pagina web che porta l’utente verso un indirizzo non funzionante, eliminato, spostato o comunque non raggiungibile. Il caso più comune è l’errore 404 “pagina non trovata”, ma anche un errore 403 di accesso negato, un errore 500 del server, una catena di redirect configurata male o una pagina esterna ormai scaduta possono trasformarsi in un link rotto. I link interrotti peggiorano l’esperienza utente, consumano inutilmente il crawl budget dei motori di ricerca e possono incidere negativamente sulle performance SEO. Per questo andrebbero individuati con regolarità e poi aggiornati con l’URL corretto, gestiti con un redirect 301 oppure rimossi del tutto se non sono più necessari.

In un sito web possono esserci centinaia o migliaia di collegamenti tra articoli, schede prodotto, pagine di servizio, immagini, PDF, categorie, landing page e campagne promozionali. Più il sito cresce, più la struttura dei link diventa complessa. Dopo operazioni come eliminare contenuti, modificare URL, cambiare dominio, passare a HTTPS, sostituire tema o rimuovere plugin, possono comparire molti link non funzionanti senza che ce ne si accorga subito. Soprattutto per siti aziendali, progetti e-commerce e blog che pubblicano contenuti con continuità, il controllo dei link interrotti dovrebbe essere una normale attività di manutenzione SEO tecnica.

In questa guida vedremo che cosa sono i link interrotti, quali effetti hanno su SEO ed esperienza utente, quali metodi usare per trovarli e come correggerli in modo pratico. Troverai anche indicazioni sulla frequenza dei controlli per siti piccoli, medi e grandi, strumenti utili e strategie di redirect corrette per evitare di trasformare un piccolo problema tecnico in una perdita di traffico organico.

Un link interrotto è un collegamento che non riesce più a portare l’utente alla risorsa di destinazione. Quando l’utente fa clic, la pagina, il file, l’immagine o la fonte esterna attesa non si apre. Dal punto di vista tecnico, questa situazione viene spesso riconosciuta tramite i codici di stato HTTP. Per esempio, il codice 404 indica che la pagina non è stata trovata, il 410 segnala che la pagina è stata rimossa in modo permanente, il 500 indica un errore lato server, mentre codici come 301 e 302 mostrano che la pagina è stata spostata verso un altro indirizzo.

Non tutti i redirect sono link interrotti. Se, ad esempio, il vecchio URL di un articolo del blog viene reindirizzato correttamente con un 301 verso il nuovo indirizzo, dal punto di vista tecnico non si tratta di un link rotto. Tuttavia, se il collegamento passa prima dal vecchio URL, poi da un altro indirizzo e infine da una terza pagina ancora, si crea una catena di redirect. Questo rallenta l’utente e rende meno efficiente la scansione del sito da parte dei motori di ricerca.

I link interrotti possono essere divisi in due grandi categorie: link interni e link esterni. I link interni rotti sono collegamenti errati che puntano a pagine, immagini o file all’interno del tuo stesso dominio. I link esterni interrotti, invece, sono collegamenti verso altri siti che non funzionano più. Entrambi sono importanti, ma i link interni rotti richiedono di solito un intervento più urgente dal punto di vista SEO.

I link interni interrotti sono collegamenti non funzionanti presenti all’interno dello stesso sito web. Immagina di aver inserito in un articolo del blog un link verso una vecchia pagina servizio e, in seguito, di aver modificato l’URL di quella pagina. Se il vecchio collegamento non viene aggiornato, l’utente finisce su una pagina 404. Nei siti e-commerce, prodotti rimossi dal catalogo, URL di categoria modificati e pagine promozionali eliminate sono tra le cause più frequenti di questo problema.

I link esterni interrotti sono collegamenti verso altri siti web che non funzionano più. Una pagina di ricerca che avevi citato come fonte potrebbe essere stata spostata, chiusa o resa non accessibile. Anche se il problema non dipende direttamente dal tuo server, per l’utente resta comunque una cattiva esperienza. Inoltre, può indebolire la percezione di affidabilità del tuo contenuto: se consigli una risorsa e quella risorsa non è raggiungibile, il lettore potrebbe fidarsi meno della pagina.

Un link interrotto non riguarda solo i collegamenti testuali. Anche un’immagine eliminata, un PDF spostato, un video rimosso o un file CSS o JavaScript richiamato da un percorso errato può essere considerato una risorsa rotta. Le immagini mancanti possono rovinare l’aspetto della pagina e ridurre la qualità percepita del contenuto. Se invece non vengono caricati file CSS o JavaScript critici, possono smettere di funzionare menu, moduli, passaggi di pagamento o carrelli.

I motori di ricerca scoprono e comprendono i siti web seguendo i collegamenti. Una struttura di link sana aiuta i bot a scansionare le pagine con più facilità e a capire le relazioni tra i diversi contenuti. Quando i link interrotti aumentano, questa struttura si indebolisce. Un singolo link rotto difficilmente provoca un crollo SEO, ma una presenza sistematica di collegamenti non funzionanti può ridurre la qualità tecnica complessiva del sito.

  • Sprecano crawl budget: Googlebot e gli altri crawler scansionano il sito con risorse limitate. Molti errori 404 o redirect mal configurati possono rallentare la scoperta delle pagine importanti.
  • Peggiorano l’esperienza utente: se un utente clicca un link e trova una pagina di errore, aumenta la probabilità che abbandoni il sito. Questo può incidere anche sul tasso di conversione.
  • Indeboliscono l’autorità dei link interni: i link interni strategici trasferiscono rilevanza verso le pagine più importanti. I collegamenti errati interrompono questo flusso.
  • Riduccono la fiducia nel brand: link vecchi, non curati e non funzionanti fanno apparire il sito meno professionale.
  • Possono creare problemi di indicizzazione: se si sommano a redirect sbagliati, errori noindex o tag canonical non corretti, i problemi di copertura possono diventare più seri.

Facciamo un esempio: in un blog con 300 articoli, se ogni articolo contiene in media 5 collegamenti, parliamo di circa 1500 link complessivi. Se il 5% di questi diventa non funzionante, si generano 75 collegamenti problematici. Se questi link riguardano categorie, prodotti o guide molto visitate, l’impatto SEO può diventare evidente. Per questo la correzione dei link interrotti non è solo una pulizia tecnica, ma una vera attività di ottimizzazione della salute del sito.

I link interrotti nascono di solito da modifiche tecniche, errori nella gestione dei contenuti o cambiamenti nel tempo delle risorse esterne. Le cause più comuni sono:

  • Eliminazione di una pagina o passaggio della pagina in bozza
  • Modifica della struttura URL senza redirect dai vecchi indirizzi
  • Cambio di dominio o migrazione di un sottodominio
  • Passaggio da HTTP a HTTPS con collegamenti rimasti misti
  • URL scritto male, lettere mancanti, spazi di troppo o caratteri errati
  • Rimozione di pagine prodotto, categorie, campagne o tag
  • Chiusura di siti esterni o spostamento dei loro contenuti
  • Errori del server, problemi di permessi o percorsi file non corretti
  • Cambiamenti di plugin, tema o page builder in WordPress
  • Eliminazione di immagini e file multimediali dalla libreria media

Il rischio di link interrotti aumenta in modo particolare durante le migrazioni del sito. In operazioni come cambio hosting, trasferimento su un nuovo server o rinnovo del dominio, i percorsi dei file e gli URL presenti nel database devono essere aggiornati correttamente. In queste fasi è importante utilizzare un’infrastruttura affidabile. Per esempio, prima di spostare il tuo sito puoi valutare backup e pianificazione DNS tramite le soluzioni presenti nelle pagine Web Hosting e Query di dominio.

Per individuare i link interrotti puoi usare controlli manuali, strumenti dei motori di ricerca, crawler desktop, piattaforme SEO cloud e plugin del CMS. Il risultato più affidabile si ottiene quasi sempre combinando più metodi, perché ogni strumento ha una profondità di scansione, limiti di velocità e logiche di report differenti.

1. Controllo con Google Search Console

Google Search Console è uno strumento essenziale per capire quali problemi di scansione e indicizzazione vede Google. Nei report relativi all’indicizzazione e alle pagine puoi trovare errori 404, problemi di redirect, errori server o pagine alternative. Gli URL mostrati qui meritano priorità, perché rappresentano problemi che Google ha effettivamente incontrato durante la scansione.

Passaggi pratici:

  • Apri la proprietà del sito in Search Console.
  • Vai al report Pagine o Copertura dell’indice.
  • Controlla le sezioni relative a 404 non trovato, errore server 5xx ed errore di reindirizzamento.
  • Esporta gli URL e raggruppali per priorità.
  • Per ogni URL decidi se aggiornarlo, reindirizzarlo o rimuoverlo.

2. Crawler come Screaming Frog

Screaming Frog SEO Spider, Sitebulb e strumenti desktop simili scansionano il sito come farebbe un bot dei motori di ricerca. Con questi tool puoi vedere nel dettaglio pagine 404, immagini non funzionanti, catene di redirect, link esterni rotti, titoli mancanti e codici di stato. Per i siti piccoli il limite gratuito può essere sufficiente; per siti più grandi, una licenza rende il lavoro molto più efficiente.

Un esempio pratico: su un sito da 1000 URL puoi avviare una scansione e selezionare il filtro Client Error 4xx nella sezione Response Codes per elencare i collegamenti problematici. Nella sezione Inlinks puoi vedere quali pagine puntano verso l’URL rotto. In questo modo non correggi solo l’indirizzo non funzionante, ma anche la pagina sorgente che lo contiene.

3. Plugin WordPress

Nei siti WordPress, plugin come Broken Link Checker possono mostrare i collegamenti rotti direttamente dalla bacheca. Tuttavia, se questi plugin lavorano continuamente in background, possono consumare risorse del server. Per questo, nei siti grandi è preferibile attivarli periodicamente, generare il report, correggere gli errori e poi disattivarli, invece di lasciarli sempre in esecuzione.

Per mantenere buone prestazioni sul tuo sito WordPress, anche la qualità dell’hosting è importante. Durante scansioni che consumano molte risorse, puoi valutare una soluzione Hosting WordPress per ridurre il rischio di rallentamenti e usare Certificato SSL per garantire connessioni sicure.

Ahrefs, Semrush, Moz, Sitechecker, Dr. Link Check e strumenti simili possono essere usati per trovare link interrotti. Sono particolarmente utili per analizzare profili di link esterni e backlink. Puoi anche individuare backlink rotti che arrivano al tuo sito. Se un collegamento proveniente da un sito autorevole punta a un URL sbagliato, un redirect 301 verso la pagina corretta può aiutarti a ridurre la perdita di valore.

5. Controllo manuale e dati di analytics

Il controllo manuale resta importante. Menu, footer, funnel di vendita, pagine di pagamento, moduli di contatto e pulsanti delle campagne dovrebbero essere testati uno per uno. Anche monitorare quante volte viene visualizzata la pagina 404 tramite Google Analytics o strumenti simili è un buon metodo. Se la pagina 404 riceve molte visite, è necessario capire da quali vecchi URL arrivano gli utenti.

Tabella comparativa degli strumenti per trovare link interrotti
MetodoUso più indicatoVantaggioAspetto da considerare
Google Search ConsoleErrori di scansione e indicizzazione visti da GoogleGratuito e basato su dati diretti di GooglePotrebbe non mostrare in tempo reale tutti i link del sito
Screaming FrogAudit SEO tecnico e link interni interrottiFornisce report dettagliati su codici di stato e inlinkPer siti grandi servono configurazione corretta e licenza
Plugin WordPressSiti WordPress piccoli e mediFacili da usare dal pannello di controlloSe restano sempre attivi possono incidere sulle prestazioni
Ahrefs o SemrushLink esterni ed errori legati ai backlinkPermettono anche analisi competitor e link esterniDi solito sono strumenti a pagamento
Test manualeMenu, CTA, form e pagine critiche di conversionePermette di vedere direttamente l’esperienza utenteRichiede tempo e da solo non basta per siti grandi

Trovare i link interrotti è solo la prima metà del lavoro. Il vero valore nasce dalla scelta dell’azione corretta per ogni collegamento. Reindirizzare automaticamente tutte le pagine 404 verso la home page non è una buona pratica. Questo approccio tradisce l’intento dell’utente e può generare problemi di soft 404. La soluzione migliore è decidere in base al valore storico della pagina, al traffico, ai link ricevuti e all’obiettivo dell’utente.

1. Aggiorna l’URL errato con l’URL corretto

Se il collegamento è semplicemente scritto male, la soluzione più pulita è correggere l’URL. Per esempio, se è stato inserito /blog/ssl-sertfikasi ma l’indirizzo corretto è /blog/ssl-sertifikasi, aggiorna il link nella pagina sorgente. In questo modo l’utente arriva direttamente alla destinazione corretta e non si crea un redirect inutile.

2. Configura un redirect 301 permanente

Se una pagina è stata spostata definitivamente verso un nuovo indirizzo, bisogna usare un redirect 301. Il 301 comunica ai motori di ricerca che la pagina è stata trasferita in modo permanente. Per esempio, se il vecchio URL del servizio era /linux-hosting e il nuovo è /hosting/linux-hosting, ha senso reindirizzare il vecchio indirizzo verso quello nuovo.

Quando configuri i redirect, segui queste regole:

  • Reindirizza la vecchia pagina verso la nuova pagina più pertinente.
  • Non mandare ogni 404 alla home page.
  • Evita catene di redirect: il vecchio URL dovrebbe portare direttamente all’URL finale.
  • Durante il passaggio da HTTP a HTTPS, controlla tutte le varianti.
  • Dopo il redirect, richiedi la convalida in Search Console.

3. Rimuovi i collegamenti non più utili

Alcuni collegamenti potrebbero non avere più una destinazione valida. Se, per esempio, stai linkando una pagina evento chiusa da anni o una promozione non più attiva, rimuovere il link può essere la scelta migliore. Se il flusso del testo richiede comunque una fonte, collega una risorsa alternativa aggiornata e affidabile.

4. Usa il codice 410 in modo consapevole

Il codice 410 Gone indica che una pagina è stata rimossa definitivamente. È simile al 404, ma invia ai motori di ricerca un segnale più chiaro. Se sei certo che il contenuto non tornerà online e non esiste un’alternativa equivalente, puoi usare il 410. Tuttavia, prima di impostare un 410 su pagine con valore SEO, backlink o traffico, valuta sempre se esiste una possibilità di redirect pertinente.

Per le immagini mancanti controlla la libreria media, i percorsi file e le impostazioni CDN. Se il file immagine è stato davvero eliminato, caricalo di nuovo oppure rimuovi il riferimento all’immagine. Se file come PDF, cataloghi, ebook o manuali d’uso sono stati spostati, aggiorna i link con il nuovo percorso corretto.

Se un link esterno non funziona, cerca prima il nuovo URL della stessa fonte. Se non lo trovi, collega una risorsa affidabile alternativa. Ricerche accademiche, documentazione ufficiale, guide prodotto o pagine di enti di standardizzazione tendono a essere fonti più stabili nel tempo. Evita di puntare a una risorsa non pertinente solo per “avere un link”: meglio nessun collegamento che un collegamento fuorviante.

Flusso di lavoro passo dopo passo per la pulizia dei link interrotti

In un’attività professionale di SEO tecnica, la pulizia dei link interrotti segue un ordine preciso. Il flusso di lavoro seguente può essere applicato sia a un piccolo blog sia a un grande sito aziendale:

  1. Esegui una scansione del sito: genera report con Search Console, Screaming Frog e, se possibile, uno strumento SEO esterno.
  2. Classifica gli URL: separa 404, 410, 5xx, catene di redirect, immagini rotte e link esterni.
  3. Stabilisci le priorità: correggi prima gli URL che ricevono traffico, generano conversioni, hanno backlink o sono presenti nel menu.
  4. Trova la pagina sorgente: individua da quale pagina parte il link non funzionante.
  5. Scegli l’azione corretta: decidi se aggiornare, impostare un 301, rimuovere il link o aggiungere una fonte alternativa.
  6. Applica e testa: dopo la modifica, controlla il collegamento nel browser e con uno strumento di scansione.
  7. Convalida in Search Console: avvia la convalida per far rivalutare l’errore a Google.
  8. Documenta il lavoro: registra quanti errori sono stati corretti, quali redirect sono stati aggiunti e quali rischi restano.

Durante questo processo è fondamentale avere un backup del sito. Prima di modificare file .htaccess, configurazioni Nginx, URL nel database o redirect in massa, è sempre consigliabile creare un backup completo. Funzionalità come backup automatici, file manager e gestione SSL nel pannello hosting rendono la manutenzione molto più semplice. A questo proposito puoi consultare le soluzioni Hosting Aziendale e Certificato SSL.

Aspetti da considerare secondo gli standard SEO 2026

Nel 2026 la SEO non riguarda più soltanto il posizionamento per una parola chiave. I motori di ricerca valutano insieme soddisfazione dell’utente, esperienza di pagina, accessibilità tecnica e affidabilità. Anche la gestione dei link interrotti fa parte di questo quadro. In particolare, con risultati di ricerca sempre più supportati dall’intelligenza artificiale, diventano ancora più importanti fonti affidabili, aggiornate e facilmente raggiungibili.

Quando fai pulizia dei link interrotti, presta attenzione a questi punti:

  • Mantieni aggiornati i contenuti: rivedi periodicamente i link a fonti datate.
  • Non rompere la pertinenza tematica: reindirizza vecchie pagine solo verso nuove pagine con intento simile.
  • Considera l’impatto sui Core Web Vitals: redirect inutili possono aumentare i tempi di caricamento.
  • Garantisci coerenza HTTPS: usa URL sicuri HTTPS invece di collegamenti HTTP.
  • Aggiorna la sitemap: nella sitemap non dovrebbero esserci URL che restituiscono 404.
  • Controlla i tag canonical: un canonical non deve puntare a una pagina rotta.
  • Testa i dati strutturati: URL, logo e immagini presenti nello schema devono funzionare correttamente.

La frequenza dei controlli dipende dalle dimensioni del sito e dalla velocità con cui cambia. Per un sito aziendale statico di 20 pagine, un controllo mensile può essere sufficiente. In un blog che pubblica più contenuti alla settimana, una scansione ogni due settimane è più ragionevole. Nei siti e-commerce con migliaia di prodotti, invece, le pagine critiche andrebbero monitorate ogni giorno e la scansione generale del sito almeno una volta alla settimana.

  • Piccolo sito aziendale: 1 scansione tecnica al mese e controllo del menu.
  • Blog e sito editoriale: scansione dei link interrotti ogni 2 settimane e controllo mensile delle fonti esterne.
  • Sito e-commerce: scansione generale settimanale e controllo immediato dopo modifiche a campagne e prodotti.
  • Dopo una migrazione del sito: controllo approfondito il primo giorno, la prima settimana e il primo mese.
  • Dopo modifiche alla struttura URL: controllo subito dopo la modifica e di nuovo quando arrivano i dati in Search Console.

Dopo operazioni importanti come cambio dominio, installazione SSL, migrazione hosting o redesign del sito, il controllo dei link interrotti non dovrebbe mai essere rimandato. Per le attività legate a dominio e DNS possono essere utili le guide trasferimento dominio, mentre per una pubblicazione sicura puoi consultare i contenuti Certificato SSL.

Correggere i link interrotti è importante, ma prevenirli lo è altrettanto. Se imposti un processo solido di gestione dei contenuti e degli URL, in futuro dovrai affrontare meno problemi tecnici.

  • Definisci una politica URL stabile: non cambiare gli URL troppo spesso. Usa indirizzi brevi, chiari e orientati al tema della pagina.
  • Analizza prima di eliminare: prima di rimuovere una pagina, controlla traffico, backlink e dati di conversione.
  • Crea una mappa dei redirect: durante migrazioni o modifiche URL prepara una corrispondenza tra vecchi e nuovi indirizzi.
  • Aggiorna regolarmente i link interni: non affidarti solo ai 301; sostituisci anche i vecchi link nelle pagine sorgente.
  • Progetta una pagina 404 utile: aggiungi ricerca interna, categorie popolari e link alla home page.
  • Mantieni un inventario dei contenuti: documenta quale pagina è online e con quale scopo.
  • Imposta monitoraggio automatico: usa controlli di uptime e codici di stato per le pagine critiche.

La pagina 404 non deve lasciare l’utente in un vicolo cieco. Una pagina 404 chiara, coerente con il brand e capace di orientare l’utente può ridurre l’impatto dell’errore. Tuttavia, anche una 404 ben progettata non è un’alternativa alla correzione dei link rotti: è solo una soluzione di supporto per limitare la perdita di utenti.

Errori comuni

Durante la pulizia dei link interrotti, alcuni errori possono peggiorare il problema SEO invece di risolverlo. I più frequenti sono:

  • Reindirizzare tutti gli URL 404 verso la home page
  • Non accorgersi delle catene di redirect
  • Ignorare completamente i link esterni interrotti
  • Lasciare URL eliminati nella sitemap
  • Cercare di nascondere l’errore con robots.txt
  • Configurare la pagina 404 in modo che restituisca stato 200
  • Eliminare vecchie pagine con backlink senza analizzarle
  • Usare in modo misto versioni HTTP e HTTPS

In particolare, una pagina 404 che restituisce 200 OK crea confusione per i motori di ricerca. L’utente vede una pagina di errore, ma il server comunica che la pagina è stata caricata correttamente. Questa situazione può essere interpretata come soft 404. In una configurazione corretta, una vera pagina di errore deve restituire codice 404, un contenuto eliminato definitivamente deve restituire 410 e un contenuto spostato deve andare con un 301 verso un nuovo indirizzo pertinente.

Un link interrotto è un collegamento che porta l’utente verso un indirizzo non funzionante e indebolisce l’esperienza sul sito. Da solo può sembrare un piccolo errore tecnico, ma quando si moltiplica può influenzare SEO, fiducia, conversioni ed efficienza della scansione. L’approccio migliore consiste nel fare scansioni regolari, dare priorità agli errori più importanti, impostare redirect pertinenti, rimuovere i collegamenti inutili e seguire una checklist completa durante cambiamenti importanti come le migrazioni.

Con l’infrastruttura Hostragons puoi ospitare il tuo sito web in modo più sicuro, veloce e gestibile, semplificando le attività di manutenzione tecnica. In base alle tue esigenze puoi valutare le soluzioni Web Hosting, Hosting WordPress, dominio e Certificato SSL, e trasformare il controllo dei link interrotti in una parte regolare della tua routine di manutenzione.

Domande frequenti

Un link interrotto è un collegamento che, quando viene cliccato, non porta alla pagina, al file o alla risorsa di destinazione. Di solito si manifesta con un errore 404 non trovato, ma anche errori server, accessi bloccati e redirect configurati male possono creare link rotti.

Sì, soprattutto se sono numerosi. I link interrotti possono sprecare crawl budget, peggiorare l’esperienza utente e impedire all’autorità dei link interni di raggiungere correttamente le pagine importanti.

Puoi usare Google Search Console, Screaming Frog, Sitebulb, Ahrefs, Semrush, plugin WordPress per link rotti e controlli manuali. Per risultati più affidabili, è consigliabile valutare insieme i dati di Search Console e quelli dei crawler del sito.

Ogni pagina con errore 404 deve essere reindirizzata con un 301?

No. Il redirect 301 va usato solo quando la vecchia pagina ha un’alternativa nuova, pertinente e permanente. Se non esiste un contenuto equivalente, il link può essere rimosso, la pagina può restituire 410 oppure si può mostrare una pagina 404 personalizzata e utile.

Per i siti piccoli può bastare un controllo mensile. Nei blog che pubblicano contenuti regolarmente è consigliabile una verifica ogni due settimane, mentre nei grandi e-commerce è meglio effettuare controlli settimanali o giornalieri sulle pagine critiche. Dopo migrazioni e modifiche URL è sempre necessaria una scansione aggiuntiva.

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